Guida pratica e incompleta per resistere dopo il 2 febbraio

Sabato 2 febbraio abbiamo manifestato per un’Italia che resiste. Poi ovviamente siamo tornati a casa. Per non ridurre questa resistenza ad un inseguimento del quotidiano in mano a qualche folle xenofobo ho avuto bisogno di scrivere una mia Guida Pratica e Incompleta per Resistere Oltre il 2 Febbraio. Incompleta ed imprecisa, spero che mostrarla possa essere uno spunto per ricevere consigli su come migliorare la mia Resistenza.

L’immigrazione è un tema complesso, dietro a cui stanno la vita e le fatiche di milioni di persone

La propaganda sulla loro pelle mi ha spinto a scendere in piazza già molte volte, ho visto intorno a me persone determinate a fare qualcosa, ma poi siamo tornati tutti a casa. Se tutte loro, una volta tornate alle faccende quotidiante, parlassero di questi temi anche solo a 5 amici completamente disinteressati o ostili forse cominceremmo a far veramente resistenza. In piazza ci consoliamo dicendo “siamo in tanti”. Sarebbe invece interessante sentire le reazioni, studiarsi le cose da dire e confrontarsi dopo aver affrontato 5 amici indifferenti. I riferimenti per iniziare ci sono, ma bisogna studiare: per es. le linee guida della carta di Roma, il manifesto #nonsiamopesci, appelli come quelli per le magliette rosse o Rompiamo il silenzio sull’Africa, raccolte firme intelligenti come Ero Straniero o Welcoming Europe

Se tutte le persone che ho visto sabato scrivessero una mail ad un loro rappresentante politico gli farebbero un certo effetto

In passato, gli haters hanno talmente influenzato opinione pubblica e partiti, che ora siamo messi come siamo messi. Le forze politiche alla continua ricerca del consenso alimentano le paure. Puntando sul senso di insicurezza generano una società sempre più individualista e disgregata. E allora, già nel 2017, chi desiderava contrastare l’agenda Trump negli USA aveva scritto una vera e propria guida pratica su come reagire e varrebbe la pena leggerla ed applicarla. Ma cosa scrivere ad un politico? Per non scrivere sciocchezze sull’immigrazione, conviene tenere d’occhio i siti di chi è esperto sul tema: riprendiamo le dichiarazioni di UnhcrAsgi, Melting Pot, C.Astalli, MSF… Alcune volte rispondono: i parlamentari ci tengono a fare bella figura con il loro elettorato. Vietato però scadere in polemiche: le forze politiche che ci governano vivono e si alimentano di polemica; di conseguenza, più sono attaccate più si rafforzano. A noi interessa smuoverne le coscienze.

I social sono anche un luogo di fake news e violenza

Ogni tanto merita perdere un po’ di tempo e segnalare commenti che incitano all’odio. Meglio ancora evitare di dare spazio condividendo o scrivendo commenti sotto ai post di chi applica costantemente una strategia di disinformazione. Piuttosto mi faccio promotore di buona informazione tenendo sempre a mente il Manifesto della Comunicazione Non Ostile e postando buone prassi dopo averne verificato la fonte.

My Green New Deal

Mentre aspetto che si smetta di parlare troppo e male di immigrazione, devo contribuire a concentrare l’attenzione anche su altri temi urgenti. Per esempio, quello del surriscaldamento globale e del cambiamento climatico. Sì, la radicale riconversione ecologica al fine di decarbonizzare l’economia e le nostre esistenze deve partire proprio dalla mia esistenza. Cerco allora di raccogliere piccole idee che alcuni amici mettono in pratica per stare attenti all’ambiente e chissà che non mi convertano anche a me- stasera comincio a chiedere in giro: una ragazzina di 15 anni, Greta Thunberg, ci da l’esempio: “non si è mai troppo piccoli per fare la differenza”.

Ecologia integrale

Viviamo in una società frammentata malata di egocentrismo e di profitto ad ogni costo. Nel mio piccolo, cerco di prediligere ogni forma di comunità rispetto a forme di isolamento, consumismo, sfruttamento. Cerco anche di regalarmi spazi di silenzio. Sono ideali per discernere come sia meglio agire nel quotidiano dove anche gesti molto banali e semplici possono contribuire ad Un’Italia che Resiste.

Se solo volessimo

Devono agire gli uni verso gli altri

Sono passati 70 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, un documento sui diritti della persona adottato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nella sua terza sessione, il 10 dicembre 1948 a Parigi.

L’Articolo 1 recita:
“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e DEVONO agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

C’È SCRITTO “DEVONO”- Non è un gioco per il nostro tempo libero, non è un esercizio retorico da perbenisti, non sono parole affidate al volontariato o al pietismo: la fratellanza è un mio dovere radicale ed inderogabile, è il mio personale impegno quotidiano per essere libero, per essere umano, per essere vivo.

Qualcuno aveva incarnato questi principi: Antonio Megalizzi, Valeria Solesin, Giulio Regeni, Fabrizia di Lorenzo..
Non lo hanno fatto in modo eclatante; ma in modo semplice e normale, studiando, viaggiando, denunciando ingiustizie, lavorando come matti, mal pagati, ma entusiasti. Ci siamo accorti di loro solo perché è accaduto qualcosa di grave.
Ora abbiamo il privilegio di averli come esempi.
Angeli custodi e coscienza della nostra voglia di vivere.
Studiamo, viaggiamo, denunciamo l’ingiustizia, lavoriamo come matti, pensiamo in europeo, sogniamo futuro, insomma…
Facciamoci valere in loro memoria, leggendo ogni mattina dentro di noi quell’articolo 1, il nostro dovere di fraternità.

Ma Antonio, Valeria, Giulio, Fabrizia ci insegnano anche che non sono soli: come quando fai una foto e manca ancora gente, mi sono reso conto che di fianco a loro, generazione Erasmus, c’è anche Vitali Mardari, boscaiolo moldavo di 28 anni, gettato in un dirupo dal suo datore di lavoro italiano, che lo sfruttava e lo pagava in nero. E poi c’è Soumaila Sacko, sindacalista di 29 anni, arso vivo in un incendio nel ghetto dove viveva in Sud Italia. Quanti altri sono i coetanei in questo esercizio di memoria?

A loro la nostra responsabilità di trasformare il dolore e l’indignazione in una coscienza che si schieri contro le ingiustizie con cuore di ventenni. Altrimenti avremo fatto per l’ennesima volta solo finta di vivere; avremo fatto proprio all’opposto di tutti loro.

Restiamo vivi, cioé diamo corpo a quell’impegno di fratellanza sancito 70 anni fa e incarnato in questi ventenni.

Tutti a bordo di Mediterranea

Mediterranea è una piattaforma di realtà della società civile arrivata nel Mediterraneo centrale dopo che le ONG, criminalizzate dalla retorica politica senza che mai nessuna inchiesta abbia portato a una sentenza di condanna, sono in gran parte state costrette ad abbandonarlo.

Mediterranea ha molte similitudini con le ONG che hanno operato nel Mediterraneo negli ultimi anni, a partire dall’essenziale funzione di testimonianza, documentazione e denuncia di ciò che accade in quelle acque, e che oggi nessuno è più messo nelle condizioni di svolgere.

Al tempo stesso, Mediterranea è qualcosa di diverso: un’ “azione non governativa” portata avanti dal lavoro congiunto di organizzazioni di natura eterogenea e di singole persone, aperta a tutte le voci che da mondi differenti, laici e religiosi, sociali e culturali, sindacali e politici, sentono il bisogno di condividere gli stessi obiettivi di questo progetto, volto a ridare speranza, a ricostruire umanità, a difendere il diritto e i diritti.

Quella di Mediterranea è un’azione di disobbedienza morale ma di obbedienza civile. Disobbedisce al discorso pubblico nazionalista e xenofobo e al divieto, di fatto, di testimoniare quello che succede nel Mediterraneo; obbedisce, invece, alle norme costituzionali e internazionali, da quelle del mare al diritto dei diritti umani, comprese l’obbligatorietà del salvataggio di chi si trova in condizioni di pericolo e la sua conduzione in un porto sicuro se si dovessero verificare le condizioni.

A partire da un nucleo promotore di cui fanno parte associazioni come l’ARCI e Ya Basta Bologna, ONG come Sea-Watch, il magazine on line I Diavoli, imprese sociali come Moltivolti di Palermo, vogliamo costruire, dal centro del Mediterraneo, un nuovo spazio possibile: aperto, solidale e fondato sul rispetto della vita umana.

Il lavoro dei promotori è stato solo il primo passo: tanti incontri e confronti sul progetto sono in corso con realtà del mondo cattolico, dell’associazionismo laico e del volontariato, con rappresentanti degli spazi sociali, con parlamentari nazionali ed europei, con sindaci di importanti città in Italia e in Europa.

Mediterranea ha deciso di mettere in mare una nave battente bandiera italiana, attrezzata perché possa svolgere un’azione di monitoraggio e di eventuale soccorso, nella consapevolezza che oggi più che mai salvare una vita in pericolo significa salvare noi stessi.

L’obiettivo principale è essere dove bisogna essere, testimoniare e denunciare ciò che accade e, se necessario, soccorrere chiunque rischi di morire nel Mediterraneo Centrale, come impongono tutte le norme vigenti.

Mediterranea lavora anche a terra, attraverso la costruzione di una rete territoriale di supporto.

Una vera “piattaforma” di connessione sociale tra realtà esistenti e singoli che vogliono partecipare a questa impresa.

A Mediterranea si può aderire in qualsiasi momento, ognuno dei suoi sostenitori diventa automaticamente un promotore dell’iniziativa.

La rete delle città rifugio, o città dell’accoglienza, è un interlocutore naturale del progetto. Le città europee ed italiane che hanno sviluppato buone pratiche di accoglienza e che si battono per impedire che la chiusura dei loro porti diventi la causa di una strage continua sono la risposta più efficace, razionale ed importante alle politiche irrazionali e spesso illegali dell’Italia e dell’Europa in materia di diritto di asilo, rispetto dei diritti umani, obbligo di salvataggio e soccorso delle persone che rischiano la propria vita.
Mediterranea cura rapporti di collaborazione preziosa con le principali ONG che svolgono attività di Search and Rescue nel Mar Mediterraneo, avvalendosi in particolare della collaborazione di Sea-Watch e Proactiva Open Arms.

Mediterranea è un progetto possibile anche grazie a Banca Etica, che ha concesso il prestito per poter avviare la missione. Banca Etica supporta inoltre le attività di crowdfunding e ha svolto attività di tutoraggio per gli aspetti economici dell’intera operazione.

Mediterranea è una piattaforma della società civile, aperta a tutte le voci e a tutti i contributi di chi vorrà farne parte, alla partecipazione di quanti vogliano attivarsi concretamente e mettere disposizione risorse e solidarietà. Mediterranea è dove le cose accadono, per poter raccontare e denunciare quanta morte produca la chiusura dei confini. Mediterranea è una nave di tutti e tutte, e vive del legame tra chi è in mare e chi da terra la sostiene.

 

Presepi viventi

Oggi 2 dicembre. Nel 1968 ci fu una protesta di braccianti ad Avola in Sicilia: chiedevano legittimamente di uscire dalla gabbia salariale. I celerini spararono ed uccisero. Tutta Italia si infurió per l’ingiustizia e le manifestazioni arrivarono fino alle porte della Scala di Milano. Brodolini, nuovo ministro del Lavoro, visitò come suo primo atto i braccianti superstiti e si mise all’opera per le riforme. Non fece in tempo a vedere lo Statuto dei Lavoratori del 1970. Morì di tumore nel 1969. Lo Statuto lo aveva sognato più di 15 anni prima Giuseppe di Vittorio, pugliese, veniva dai campi di pomodoro come chi è clandestino o lavora in nero oggi.
Era l’Italia repubblicana….

Oggi 2 dicembre. Ora il Governo impone i crocifissi sulle strade ed entro Natale ci saranno molti più presepi viventi sotto i cavalcavia, dietro il campetto, davanti alla stazione…

Anche se ci crediamo assolti da tutta questa ostentazione di cristianità, siamo lo stesso coinvolti in questa profonda ingiustizia.

Il nostro BLOG è tornato!

Carissimi amici,

il nostro blog torna a vivere!
Si era fermato il 31 maggio 2016, non si riusciva più ad accedere per caricare nuovi contenuti. Dopo 2 anni scopriamo che forse la causa era un problema tecnico di Altervista, che non inviava la mail di recupero all’indirizzo collegato. L’avevamo preso come un segno del destino e ci eravamo messi a riflettere: il blog era diventato il nostro fine, più che un mezzo. Ogni giorno, ogni settimana, ogni mese si doveva pubblicare qualcosa. Ci rubava tempo che si sarebbe potuto dedicare a “fare comunità”, ad incontri di formazione, di confronto, ad azioni positive…

Ed ora che si fa? Pensiamoci! Certo, forse qualcuno potrebbe dire che un blog ha senso solo se si pubblica in modo continuativo, solo così si acquista visibilità. Non buttiamo via le riflessioni fatte però. Fra l’altro non avremmo nemmeno le forze per riprendere una pubblicazione quotidiana.
In ogni caso, siamo contenti di aver recuperato il blog per non perdere interessanti contributi già pubblicati!

Quel che sarà, sarà. Noi non abbandoniamo la lotta per un mondo un po’ migliore!

Divieto di Sosta