Vientos de pueblo en el camino

Inti Europeos

inti europeosUn papa de América del Sur está enseñando a los ciudadanos de Europa los valores de la solidaridad en que se fundamenta la casa común, llamada Unión Europea. Si cambiamos algunas palabras de las canciones de los Inti Illimani podrían aprender mucho más… Gracias América Latina!


Vientos de pueblo
De nuevo mi Europa se mancha
con sangre inocente
de los que miran la libertad
y tienen las manos negras.
Los que quieren dividir
a la madre de sus hijos
quieren reconstruir
el muro por detener Cristo.
Quieren ocultar la infamia
que legaron desde siglos,
pero el color de asesinos
no borrarán de su cara.
Ya fueron miles y miles
los que entregaron su sangre
y en el mar embravecido
multiplicaron los panes.
Ahora quiero vivir
junto a mi hijo y mi hermano
la primavera que todos
vamos construyendo a diario.
No me asusta la amenaza,
patrones de los muros,
la estrella de la esperanza
continuará siendo nuestra.
Vientos del pueblo me llaman,
vientos del pueblo me llevan,
me esparcen el corazón
y me aventan la garganta.
Así cantará el poeta
mientras el alma me suene
por los caminos del migrante
desde ahora y para siempre.
Traduzione Vientos de pueblo Ancora la mia Europa si macchia di sangue innocente di quelli che cercano libertà ed hanno le mani nere. Quelli che voglion dividere la madre dai propri figli voglion ricostruire il muro per non far passare Cristo. Voglion nascondere l’infamia che hanno addosso da secoli, però il colore di assassini non lo cancelleranno dalla faccia. E già son stati a migliaia quelli che hanno dato il sangue e nel mare impetuoso hanno moltiplicato i pani. Adesso voglio vivere insieme a mio figlio e mio fratello la primavera che tutti costruiamo giorno per giorno. Non mi spaventano le minacce, padroni dei muri: la stella della speranza continuerà ad esser nostra. I venti del popolo mi chiamano, i venti del popolo mi spingono, mi strappano il cuore a pezzi, si avventano alla mia gola. Così canterà il poeta quando la morte mi porterà per i sentieri del migrante da adesso, e per sempre.

Interrogati a suon di sberle

Migranti e confini, 09

Luca Mercalli e don Luigi Ciotti al Trento Film Festival

Luca Mercalli e don Luigi Ciotti al Trento Film Festival

Sabato sera 30 aprile 2016 all’Auditorium Santa Chiara si sono incontrati don Luigi Ciotti e Luca Mercalli e per chi era lì ad ascoltarli si sarà trattato di una sorta di ripasso per la grande verifica, il grande esame da fare ogni giorno: quello sul proprio impegno civile. Occuparsi degli altri vuol dire occuparsi di diritto e di legalità; in buona sostanza, significa anche interessarsi del contesto umano e dell’ambiente. Ecco così un intreccio tra la crisi morale e la crisi ambientale: tutto fa brodo per la ricetta della sofferenza degli esclusi, quei poveri che vivono tra i solchi di una società frammentata che non vuole condividere e fare comunità. Salta fuori l’Enciclica di papa Francesco: Laudato si, e scopriamo che di mezzo c’è anche la nostra crisi personale di uomini di fede e malafede, di cristiani e di bigotti, di atei e miscredenti. Siamo interrogati a suon di sberle dalla nostra cattiva coscienza: ci viene chiesto di prendere dolorosa coscienza; ci viene chiesto di capire come condividere la sofferenza degli altri in dolorosa sofferenza personale; ci viene chiesto di immaginare cosa siamo disposti a perdere. Una fede autentica chiede di coltivare il desiderio di cambiare il mondo. Un amore per la montagna chiede di guardare i suoi ghiacciai. La scienza chiede di guardare i grafici sul surriscaldamento globale: se si sale oltre i due gradi Celsius entro fine secolo: “hic sunt leones”, i profughi climatici saranno non solo i bengalesi, ma anche rovigotti e riminesi. Una corretta informazione domanda di acquisire consapevolezza sul fatto che non si possa tacere se l’80% dei semi sono in mano a 5 sole multinazionali; se 500 milioni di piccoli agricoltori rischiano di perdere la loro terra; se scambiamo il pesce pescato con kili e kili di plastica in mare. “Sora nostra madre Terra ne sustenta e ci governa” diceva un altro Francesco qualche secolo fa: si tratta di trarne le dovute conseguenze facendo piccoli gesti, ascoltando il grido delle culture locali contro l’omogeneità omologante del consumismo di mercato, difendendo quel bene comune chiamato ecologia umana… Possiamo fare di più, di più. Perché? Perchè ci riguarda. Nel 2050, ci saremo ancora e i nostri figli e nipoti ci fisseranno negli occhi chiedendoci cosa abbiamo fatto per evitare certe cose. L’Accordo di Parigi dobbiamo ratificarlo anch noi con un sacrificio giornaliero di essenzialità e sobrietà.

Parliamo di negri

Politically incorrect 5: parliamo di negri vi va?

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parliamo di negriPerché siamo indifferenti? Non mi sento di fare del moralismo, ma di riflettere su quanto sia diffuso oggi a livello cognitivo la tendenza a giustificare in noi stessi come fossero piccoli problemi azioni come quella della signora sopravisualizzabile. Attorno a noi vediamo problemi che ci stimolano continuamente a dare risposte di tipo morale alla quantità di informazioni che recepiamo attraverso i media e non solo. Forse siamo saturi, siamo colmi di tutto e questo ci rende difficile distinguere moralmente le cose. La conseguenza spesso è quella che pensare e mettersi in relazione con la sfera pubblica sia per noi pesante e ciò rende difficile scegliere. Secondo me, oggi la nostra mente e il suo modo di trovare punti di riferimenti sono in difficoltà: non riescono a dare risposte. La conseguenza è distogliersi dalle scelte, dalla responsabilità, perché ciò mette in discussione una parte di noi stessi. Credo semplicemete che questo sia un meccanismo difensivo: preferiamo rifugiarci nella nostra sfera personale dove possiamo sentirci sicuri. Credo sia necessario fare delle scelte, prendere posizioni nella dimensione pubblica per inziare a sviluppare delle riflessioni collettive, le sole capaci di aprire orizzonti nuovi capaci di rispondere a quella richiesta interiore di ricerca di punti di riferimento. Solo così potremo dare da mangiare al ragazzo, muovere gli scacchi neri e bianchi assieme ed accogliere nuove persone. Dobbiamo lavorare assieme: aiutandoci reciprocamente abbatteremo i muri e costruiremo un nuovo modo di immaginare ed immaginarci.

i negri