Tedeschi in piedi sulle trincee

copertina

“Un anno sull’Altipiano” di Emilio Lussu e l’Italia di oggi connessi in un fumetto tra 1916 e 2016, pag.18: dopo cent’anni ci crediamo ai tedeschi o no?

i tedeschi si alzarono in piedi, giorgio romagnoni
A distanza di anni rileggere questo punto de “Un anno sull’Altipiano” mi ha scosso ferocemente: ma come? I tedeschi si erano alzati in piedi sulle loro trincee e gridavano in italiano di smetterla di farsi ammazzare? Mi sono davvero stupito del mio stupore: i casi di solidarietà tra nemici durante la Grande Guerra sono innumerevoli, la retorica ufficiale deve avermi davvero lavato il cervello per bene. Eppure oramai quegli episodi di amicizia tra odiati nemici hanno raggiunto anche i libri di storia e il cinema. A parte i casi più eclatanti (come la famosa notte di Natale del 1914), diari e memorie dei soldati di allora testimoniano continuamente storie di sigarette lanciate al posto delle bombe, grilletti non premuti, cori alterni, cene multietniche…. E poi tutte quelle diserzioni da ogni parte! Fino a ieri erano la macchia dei nostri eserciti, domani saranno gli eroi della nostra comune società civile europea. Pacifisti ante-litteram più coraggiosi dei vigliacchi che non ce la facevano a metter giù il fucile.

Noi pacifisti della domenica

trevenezie.itA 70 anni dalla Liberazione, cosa vuol dire Resistenza per noi ventenni del 2015? In questa rubrica rileggiamo assieme pezzi de “I Piccoli Maestri” di Luigi Meneghello. L’avevamo fatto l’estate del 2013 durante una settimana di cammino in Altipiano di Asiago. Qualche settimana dopo avremmo vissuto l’esperienza di Ligosullo, il primo campo di Divieto di Sosta/ seratalternativa. Oggi vogliamo riprendere quel percorso interrogandoci -anche con ironia- sulle nostre responsabilità costituzionali. Leggete il libro assieme a noi ogni martedì!

02, Mentre lontano infuria la guerra, Gigi Meneghello è alla naia alpina vicino a Tarquinia. Vive quindi l’ultima parodia della vita italiana: quella militare. In caserma c’erano i soldati veri, vecchi, del 5^Alpini, che si aggiravano nei cameroni e nei cortili. La loro presenza ispirava imbarazzo profondo, quasi sgomento. (…) La nostra società li aveva mandati di qua e di là, per scopi che a loro non cominciavano nemmeno a importare qualcosa. Stavano in piedi appoggiati ai muri, a guardare noi che tornavamo dalle marce o esercizi, e i sergenti ci facevano scattare; quando passavamo ci schernivano nel loro dialetto. “La se gira, aliévi, la se gira” Volevano dire: Vigliacchi studentini interventisti, ora tocca a voi. Erano troppo ottimisti. Qualcuno di loro era stufo, veramente smonato. (…) Sdraiato sulla branda (stava quasi sempre lì), improvvisamente si metteva ad urlare: “Tutti a terra che c’è la réo!” scalciando in aria, per trasmetterci il suo scherno quasi folle per le micidiali cretinate della guerra. Era un uomo serio, riflessivo, sfiduciato.

Questo racconto mi fa venire in mente che ora che siamo in democrazia e abbiamo l’articolo 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Eppure sento quello stesso imbarazzo profondo rispetto ai nostri militari: spesso più seri e più sfiduciati di noi piccoli borghesucci ipocriti. Da pacifisti della domenica ci diamo un gran da fare a dire contro ai soldati, ma poi pretendiamo di vivere un modello sociale insostenibile e basato sul sopruso globale dell’Occidente sui Paesi poveri. Così ci dimentichiamo anche che l’art.11 continua parlando di “pace e la giustizia fra le Nazioni” chiedendo un po’ di responsabilità anche a noi e alle nostre questioni private. Invece per colpa nostra, ai nostri soldati resta quello stupido “qualcuno lo deve pur fare”. Nel frattempo, l’art.52 sul sacro dovere del cittadino di difendere la Patria resta privatizzato ad un esercito di professionisti: è così che è finita la battaglia per l’obiezione di coscienza? Si può difendere in tanti modi un vivere collettivo… Abbiamo dimenticato il satyagraha di Gandhi così velocemente? Perché al posto della leva obbligatoria non abbiamo chiesto un anno di servizio civile? Vogliamo solo i diritti, ma cosa siamo disposti a perdere per contribuire al bene della nostra società?